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mercoledì 21 agosto 2019
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Biografia | Opere SAVINIO ( In permanenza )

In un ritratto che gli fece lo zio Giorgio De Chirico nel 1940, vediamo Ruggero Savinio a sei anni, pensoso come se già stesse meditando sulla parte d’ombra, notturna della vita. I grandi occhi scuri, malinconici, sono già quelli di oggi, occhi che in un altro ritratto, fattogli nel ’50 dal padre Alberto Savinio, fratello minore di De Chirico, diventano più penetranti e gravi, molto diretti e un po’ interrogativi.
Un percorso, il suo, che si è sviluppato controcorrente. Figurativo quando trionfavano avanguardia, astrattismo, arte povera. Ma un figurativo che non aveva niente a che vedere con il neorealismo in cui «entrava molto la politica».
I suoi riferimenti erano piuttosto Tàpies, Dubuffet, Fautrier, e fra i maestri Bonnard e Munch che diceva: «Il pittore non dipinge quel che vede, ma quel che ha visto», tanto per sistemare una volta per tutte il rapporto arte/realtà. «Poi ci sono destini molto positivi, come quelli di Balthus, Bacon, Lucian Freud, che sembrano venir fuori solo da se stessi».
Emanuele Trevi nel suo intelligente scritto sull’arte di Ruggero Savinio all’interno del catalogo della mostra, ricorda un aneddoto in cui De Chirico spronava il nipote: «Scurisci, scurisci. C’è sempre tempo a schiarire», quindi analizza come sia «il concetto di “ombra” ad accamparsi al centro della costellazione di metafore e concetti che costituisce la sua poetica» e parla di «andirivieni della figura tra luce e ombra, o tra forma e informe, o ancora tra somiglianza e dissomiglianza». Così, osservando i numerosi ritratti esposti, avvolti d’ombra o di ombre, si ha l’impressione di un dissolvimento o, viceversa, di un affiorare alla luce e all’identità delle persone raffigurate. O di fronte a uno dei quadri più belli, Rodi, autoritratto di padre con figli, la felicità del momento fissato (una spiaggia, un uomo disteso, due bambini che gli ruzzolano addosso) subito è minacciata dalla disintregazione del colore, del segno, persino nel viso che si sta disfacendo sotto i nostri occhi nella forma d’un teschio. E ancora, Giochi d’acqua, racchiude in una specie di bolla nera un piccolo universo col mare, la luna, la roccia, e la roccia sembra sul punto di prendere figura umana, ma l’idillio è racchiuso in un nero più grande, magmatico.



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